Veduta dall'alto della Cattedrale di San Giovanni Battista e dei tetti di Ragusa Superiore.
La cattedrale e Ragusa Superiore — foto: Ludvig14 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Passeggiando per Ragusa Ibla, Modica o Scicli, è facile pensare che queste città siano sempre state così: facciate curve, scalinate scenografiche, balconi sorretti da mascheroni. In realtà quasi tutto quello che vediamo ha poco più di tre secoli ed è nato da una catastrofe. Per capire il barocco ibleo bisogna partire da un giorno preciso, l'11 gennaio 1693.

L'11 gennaio 1693

Quel giorno un violentissimo terremoto colpì la Sicilia sud-orientale, la regione che allora si chiamava Val di Noto. Le scosse distrussero in tutto o in parte decine di città e paesi, da Catania fino alla costa meridionale. Chiese, conventi, palazzi e case crollarono, e le vittime furono moltissime. Per l'intero sud-est dell'isola fu uno spartiacque: c'è un prima e un dopo il 1693.

Ragusa, arroccata sul suo sperone di roccia, fu devastata come le altre. Della grande chiesa medievale di San Giorgio, per esempio, rimase in piedi solo il portale gotico-catalano, che ancora oggi si vede ai margini del Giardino Ibleo. È uno dei pochi pezzi della città di prima sopravvissuti al sisma, e guardarlo aiuta a immaginare com'era Ragusa prima del barocco.

Ricostruire: la nascita del tardo barocco

La ricostruzione cominciò quasi subito e andò avanti per gran parte del Settecento. Alcune città furono rifatte dove si trovavano, altre furono spostate in siti nuovi. Ovunque i cantieri seguirono il gusto dell'epoca, reinterpretato da architetti e maestranze locali: nacque così il tardo barocco siciliano, con le sue facciate mosse, le decorazioni in pietra calcarea color miele, le chiese piazzate in cima a scalinate che le fanno sembrare quinte di un teatro.

Scalinata e cancellata in ferro davanti al portale barocco della chiesa delle Anime del Purgatorio.
La chiesa delle Anime del Purgatorio a Ibla — foto: Panek · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

A Ragusa Ibla il simbolo di questa rinascita è il Duomo di San Giorgio, progettato da Rosario Gagliardi e costruito a partire dal 1738, con la facciata che sale in alto sopra la scalinata di piazza Duomo e la cupola neoclassica completata nell'Ottocento. Gagliardi è uno dei nomi più importanti di tutta la ricostruzione del Val di Noto, e il suo San Giorgio è fra i monumenti più riconoscibili della Sicilia barocca.

Lo stesso slancio si ritrova nelle città vicine. A Modica il Duomo di San Giorgio domina la città in cima a una lunga scalinata, e la chiesa di San Pietro accoglie i visitatori con le statue degli apostoli lungo i gradini. A Scicli, in una conca fra tre valli, via Francesco Mormino Penna mette in fila chiese e palazzi barocchi, mentre Palazzo Beneventano mostra i suoi mascheroni. Ogni città ha trovato la sua versione dello stesso linguaggio.

Due Ragusa, una sola città

Il terremoto ebbe a Ragusa una conseguenza particolare. Dopo il sisma la popolazione si divise: una parte scelse di ricostruire sul vecchio sito, l'attuale Ibla; un'altra fondò una città nuova sull'altopiano vicino, Ragusa Superiore, con strade più regolari. Nacquero così due centri separati, ciascuno con le sue chiese e il suo patrono: San Giorgio a Ibla, San Giovanni Battista in alto, dove sorge la Cattedrale di San Giovanni Battista, anch'essa settecentesca.

Le due Ragusa restarono comuni distinti fino al 1926. Dal 1927 la città riunificata è capoluogo di provincia. Il legame fisico fra le due parti sono le scalinate che scendono dal quartiere alto verso Ibla, lungo le quali si incontra la chiesa di Santa Maria delle Scale: percorrerle a piedi è il modo migliore per capire questa storia.

Consiglio pratico: per leggere bene la storia delle due Ragusa, partite dalla cattedrale di San Giovanni Battista in Ragusa Superiore e scendete a piedi verso Ibla lungo le scalinate. Fatelo al mattino, quando c'è meno caldo e la pietra delle facciate prende una bella luce.

Il Val di Noto patrimonio UNESCO

Nel 2002 l'UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio dell'Umanità «Le città tardo barocche del Val di Noto»: sono otto, cioè Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli. Il riconoscimento premia proprio questo: la qualità e la coerenza di una ricostruzione avvenuta in pochi decenni, su un territorio intero.

Dalla villa, nella campagna di Donnafugata, tre di queste città si raggiungono facilmente in giornata: Ragusa Ibla in meno di mezz'ora, Modica in circa 37 minuti, Scicli in 47. Noto, un po' più lontana, merita una gita a parte. Visitarle sapendo cosa è successo nel 1693 cambia lo sguardo: dietro ogni facciata c'è una città che ha scelto di rinascere.

Il barocco del Val di Noto a portata di gita

Dalla campagna di Donnafugata Ibla, Modica e Scicli si raggiungono in giornata, e la sera si torna alla calma della veranda.