Modica è a 28 km dalla villa, poco più di mezz'ora di strada attraverso l'altopiano. È una città che si scopre meglio in verticale: case aggrappate ai fianchi della valle, scalinate che collegano un livello all'altro, campanili che spuntano dove meno te li aspetti. Si divide in due parti, Modica Bassa, lungo il fondovalle, e Modica Alta, che sale sul colle. Vale una giornata intera, e il modo migliore per viverla è alternare le chiese al cioccolato, senza fretta.
La mattina a Modica Bassa
Si comincia dal basso, dove passa il corso principale, animato fin dal mattino. Qui si trova la chiesa di San Pietro, facile da riconoscere per le statue degli apostoli disposte lungo la scalinata: sembrano accogliere chi sale, e da vicino hanno ognuna la propria espressione. Il corso è anche il posto giusto per un caffè e per le prime soste nelle botteghe.
Come nel resto del Val di Noto, il volto barocco della città nasce dalla ricostruzione dopo il terremoto del 1693. Modica è una delle otto città tardo barocche riconosciute dall'UNESCO nel 2002, e passeggiando se ne capisce il motivo: facciate, balconi e portali si susseguono quasi senza interruzione.
La salita al Duomo di San Giorgio
Il simbolo della città è il Duomo di San Giorgio, in cima a una lunga scalinata che parte dal basso e sale fino alla facciata. Salirla con calma, fermandosi sui pianerottoli a guardare indietro, fa parte della visita: a ogni rampa la città si apre un po' di più. Arrivati in cima, la facciata svetta alta e slanciata, ed è il punto da cui molti fotografano Modica.
Chi ha ancora gambe può continuare verso Modica Alta, fra vicoli più silenziosi e scorci sulle case della valle. È la parte meno frequentata, e proprio per questo ha il fascino dei quartieri abitati: panni stesi, porte aperte sui cortili, qualche anziano seduto fuori casa. Non serve un itinerario preciso, basta seguire le scale e lasciarsi guidare dai campanili. Tornando verso il basso, poi, si ha la sensazione di aver visto una città diversa da quella del corso, più lenta e più intima.
Il cioccolato di Modica
Poi c'è il cioccolato, che per molti è il vero motivo della gita. Il cioccolato di Modica è IGP dal 2018 e ha una particolarità che si nota al primo morso: viene lavorato «a freddo», a temperature basse, così lo zucchero non si scioglie del tutto e resta in cristalli visibili. Il risultato è una consistenza granulosa, diversa da quella dei cioccolati industriali a cui siamo abituati. La ricetta ha origini antiche ed è legata al periodo spagnolo.
In città lo trovate in molte botteghe, spesso in diverse versioni aromatizzate. Qualche consiglio per assaggiarlo bene:
- partite dalla versione semplice, per capire la consistenza, e poi provate gli aromi;
- chiedete di assaggiare prima di comprare, è normale farlo;
- d'estate tenetelo al fresco durante il rientro, magari in una borsa termica in auto.
La casa di Salvatore Quasimodo
A Modica nacque nel 1901 Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959. La sua casa natale è visitabile ed è una sosta breve ma piacevole, soprattutto per chi ama la poesia o ha letto i suoi versi a scuola. Rileggere una sua poesia la sera, dopo aver camminato per le stesse strade, fa un effetto diverso. Quasimodo lasciò presto la Sicilia, ma la sua terra torna spesso nelle poesie, con la luce, le acque e i paesaggi dell'infanzia.
Come chiudere la giornata
Modica si abbina bene a Scicli, che sta sulla stessa direttrice, oppure a un pomeriggio di mare a Donnalucata o Sampieri. Se invece avete camminato abbastanza, il rientro alla villa è semplice: in poco più di mezz'ora siete a casa, con il tempo per un bagno in piscina e una tavoletta di cioccolato da dividere in veranda dopo cena.
Da Modica alla veranda in mezz'ora
La villa è a 28 km da Modica: una giornata fra scalinate e botteghe, e la sera il fresco della campagna iblea.