Dalla veranda, nelle giornate limpide, si scorgono le torri del Castello di Donnafugata. In macchina sono 3 km, sei minuti di strada fra muretti a secco e carrubi. È la visita più vicina che si possa fare da qui, e per questo spesso la si rimanda all'ultimo giorno. Il nostro consiglio è il contrario: andateci presto, perché aiuta a capire tutto il resto del territorio, dalla nobiltà di campagna ai paesaggi che vedrete nei giorni successivi.
Un castello che in realtà è una villa
Chi arriva aspettandosi una fortezza medievale resta sorpreso. Donnafugata è una grande dimora nobiliare di campagna, e l'aspetto che vediamo oggi si deve al barone Corrado Arezzo de Spuches, senatore del Regno, che nella seconda metà dell'Ottocento trasformò un edificio più antico nella residenza che conosciamo. Lo stile è eclettico: il barone mescolò forme e suggestioni diverse, e il pezzo più riconoscibile è la loggia in stile gotico-veneziano al centro della facciata, con le sue arcate traforate.
Il nome ha una leggenda popolare che le guide raccontano volentieri, quella della «donna fuggita», la regina Bianca di Navarra in fuga dal conte Cabrera. La spiegazione più accreditata però è un'altra: deriverebbe dall'arabo Ayn as-Jafat, «fonte della salute», diventato col tempo Ronnafuata in siciliano. Un'avvertenza utile: la Donnafugata del Gattopardo è un luogo letterario, ispirato ad altri posti, e il romanzo non è ambientato qui.
Le sale e il Museo del Costume
Il castello ha più di cento stanze e solo una parte è aperta al pubblico, ma basta per farsi un'idea di come vivesse una famiglia nobile siciliana dell'Ottocento. Si passa da salotti a camere da letto, da sale di rappresentanza a stanze più raccolte, con arredi, dipinti e decorazioni che cambiano carattere da un ambiente all'altro. Non c'è bisogno di conoscere la storia della famiglia Arezzo per apprezzarle: conviene piuttosto guardare i dettagli, i soffitti, i pavimenti, le prospettive che si aprono da una porta all'altra.
Dentro il castello c'è anche il Museo del Costume, con la collezione Arezzo di Trifiletti: abiti e accessori d'epoca che completano bene la visita delle sale, perché restituiscono le persone che quegli ambienti li abitavano. Dal 1982 il castello appartiene al Comune di Ragusa, che ne cura l'apertura.
Il parco: labirinto, grotte e alberi secolari
Molti visitatori dedicano al parco meno tempo che agli interni, ed è un errore. Il giardino è grande, ombreggiato da alberi secolari, e pieno di piccole sorprese volute dal barone per stupire gli ospiti: grotte artificiali, un tempietto, la Coffee House. Il pezzo forte è il labirinto in pietra, delimitato da muri a secco, costruito con la stessa tecnica che disegna i campi tutto intorno. Con i bambini è il momento più atteso della giornata, ma diverte anche gli adulti, soprattutto quando ci si separa e si prova a ritrovarsi.
Chi segue Il commissario Montalbano riconoscerà alcuni scorci: nella fiction il castello è la villa del boss Balduccio Sinagra. Se volete mettere insieme più luoghi della serie, vale la pena abbinare questa visita a una giornata a Punta Secca, a 16 km dalla villa.
Come abbinare la visita al resto della giornata
Il castello si vede bene in mezza giornata, e la vicinanza permette di organizzarsi con libertà. Una formula che funziona:
- mattina al castello e nel parco, quando la luce è morbida e fa meno caldo;
- pranzo leggero, magari con le scacce comprate lungo la strada;
- pomeriggio al mare, a Marina di Ragusa o a Punta Secca, entrambe a circa 25 minuti.
In alternativa si può fare il percorso inverso: una mattina di spiaggia e poi il castello nel tardo pomeriggio, quando gli orari di apertura lo consentono. In ogni caso, dopo la visita si è di nuovo alla villa in pochi minuti, in tempo per un tuffo in piscina prima di cena, guardando le stesse torri da lontano con occhi diversi.
Il castello a sei minuti di strada
A Valata di Donnafugata è a 3 km dal castello: potete visitarlo con calma la mattina e tornare in piscina prima che arrivi il caldo.